L'età dell'innocenza

Pubblicato il da lascimmietta

"L'età dell'innocenza" è forse il romanzo più famoso di Libros-en-idioma-guarani-por-Ateneo-de-Lengua.jpgEdith Wharton, la "signora della narrativa americana", vissuta tra il 1862  e il 1937, eppure colpisce come la New York di metà 800 sia così simile, in molti aspetti, alla provincia italiana di oggi. Convenzioni, falsi pudori ed atavici pregiudizi sono ancora lo scenario principale entro cui ci muoviamo, come maschere che recitano il proprio ruolo senza domandarsi se sia corretto o meno. Newland Archer, il protagonista, osserva con occhio critico tutto ciò che lo circonda, ne coglie la superficialità, si fa gioco della ritualità delle piccole ed irrinunciabili abitudini quotidiane, cui la genta assolve non per reale bisogno, ma per puro dovere nei confronti della forma, dello stato sociale. E' un po' come pensare ad un gretto e superficiale parroco, che si ostina ad ammirare il rosone principale della facciata esterna della propria Chiesa, incurante di puntellare i pilastri delle navate, pronti a cedere sotto il peso degli anni. Eppure Archer continua a recitare, anche a costo di perdere l'amore della sua vita, perchè al di fuori della farsa che conosce bene, non saprebbe come vivere. Forse è più facile restare ancorati alle proprie abitudini ed al mondo a cui si appertiene sin dalla nascita, pur odiandone le ipocrisie e le bassezze, perchè una volta riconosciuti uno ad uno i suoi difetti, si può appagare l'amor proprio personale, spacciandosi per profetici intellettuali senza Patria. Ma se si tratta di lasciare il noto per l'ignoto, fosse anche il luogo più paradisiaco della terra, le parole restano tali ed il coraggio sbandierato non si rivela altro che l'ultimo sberleffo della propria paura.

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