Malattia del bacio, sintomi e cure

Pubblicato il da J. A.

Quadro clinico della Mononucleosi infettiva, nota come malattia del bacio.

Sintomatologia e patogenesi

Il termine scientifico più appropriato per indicare la cosiddetta “malattia del bacio” è mononucleosi infettiva. Si tratta di una malattia virale linfo-proliferativa dovuta a un herpesvirus, il virus di Epstein-Barr, responsabile anche del linfoma di Burkitt nell’Africa equatoriale, e del carcinoma nasofaringeo in Oriente. La definizione di malattia del bacio deriva dal fatto che il virus si trasmette attraverso la saliva dell’orofaringe, e colpisce con maggiore frequenza la popolazione giovanile, compresa tra i 16 e i 25 anni. La trasmissione può avvenire anche in maniera indiretta, attraverso il contatto con oggetti contaminati. Il periodo di incubazione varia da pochi a 50 giorni. Spesso l’infezione avviene in maniera del tutto asintomatica, ma nei casi manifesti la sintomatologia consiste in:

  • febbricola, che si protrae anche per molti giorni;
  • poliadenopatia, ovvero ingrossamento dolente dei linfonodi, in particolare a livello del collo;
  • faringite, spesso accompagnata dal caratteristico essudato giallastro che ricopre le tonsille e l’arcata faringea;
  • stanchezza e anoressia;
  • epato-splenomegalia, con modesto subittero;
  • esantema cutaneo( nell’8-10% dei casi).

Il virus infetta i linfociti B circolanti e vari argani a distanza attraverso reazioni immunologiche cellulo-mediate.La sede primaria dell’infezione è l’epitelio orofaringeo, dove il virus replicandosi, può causare un’infezione litica persistente anche per alcuni anni, durante i quali il soggetto infetto, pur essendo asintomatico, è sorgente d’infezione.

In un secondo momento l’infezione si trasmette ai linfociti B, durante il loro transito attraverso l’epitelio infetto, oppure tramite le cellule dendritiche che portano il virus ai linfonodi. I linfociti B trasformati presentano una serie di antigeni di membrana virus-specifici, nei cui confronti l’organismo evoca una risposta immunitaria, con conseguente aumento dei linfociti T.

Terapia e diagnosi

Generalmente la malattia è autolimitante, perciò non necessita di antibiotici, ma solo di farmaci sintomatici. Tuttavia sono possibili complicanze, tra cui meningiti, meningoencefaliti, epatiti, splenomegalia con possibile rottura spontanea della milza, forme respiratorie ed anemia emolitica. La diagnosi è confermata da test sierologici (monotest e prova di Paul Bunnel), e attraverso lo studio microscopico dello striscio di sangue.

È importante che venga fatta diagnosi differenziale rispetto alla difterite e alla tonsillite streptococcica, entrambe caratterizzate da un consistente essudato che riveste le tonsille.

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